Creed II

Creed II: boxe scansati proprio

Il 2018 ed il 2019 saranno ricordati per i ritorni di gloria (?) dopo i fasti del passato. Non bastandoci la riapparizione dei Backstreet Boys per i loro 25 anni di carriera, ecco che trenta (e più!) anni dopo Rocky Balboa ed Ivan Drago si ritrovano faccia a faccia, evitando però il “ti spiezzo in due” prima che il lifting di Rocky possa saltare da un momento all’altro.

Nessun combattimento tra i due, giusto per evitare la possibilità di alzare il tasso di mortalità senile, bensì tra i loro allievi Adonis Creed (il figlio di Apollo, non quello della palla di pelle di pollo) e Viktor, figlio del suo allenatore Ivan, che da subito ci fa capire che in realtà è la versione muscolosa e pre McDonald’s di Gonzalo Higuain.

Il ritorno di (o meglio, dei) Drago è un colpo ad effetto che richiama al passato e a quel Rocky IV che ricordiamo con passione (e che è il mio secondo film preferito), ma è proprio qui che il film rischia di perdere la sua identità: l’essere etichettato alla rivincita tra Rocky e Drago trent’anni dopo.

La pellicola diretta da Sylvester Stallone lascia uno spazio ridotto alla boxe, che da protagonista come nelle serie Rocky passa ad essere un contorno che collega le storie di Balboa, Creed, Ivan e Viktor. Senza dimenticare la cantante Bianca (compagna di Adonis) e Ludmila, ex moglie di Ivan Drago (sì, la Nielsen è stata riesumata).
Storie che si incontrano e che si scontrano, con un deja-vù che a qualcuno piacerà e qualcun altro no. Ma di certo il doppiaggio delle telecronache metterà tutti d’accordo: fa pena.

La prima serie della saga “Creed” ci aveva lasciati con Adonis pugile allenato da Rocky Balboa e con voglia di crescere nel pugilato, seppur non ancora ad un livello tale da poter ambire alla cintura dei pesi massimi.

Questo nuovo episodio ci mostra un Adonis (Michael B. Jordan) che conquista il titolo dei pesi massimi e che potrebbe godersi il successo come un atleta meriterebbe. Soprattutto ora che ha chiesto a Bianca (Tessa Thompson) di diventare sua moglie.

Dall’altra parte del mondo c’è un pugile alto circa due metri e muscoloso da far paura: il russo Viktor Drago (Florian Munteanu, che è realmente un pugile prestato per la seconda volta in carriera al cinema), possente e potente, pauroso come fu il padre quando combatté contro Apollo e Rocky.

L’arrivo dei Drago a Philadelphia e la sfida lanciata a Creed mostra l’altra faccia umana e sportiva della medaglia: quella di chi ha perso tutto ed è in cerca di rivincite, con gli occhi insanguinati che urlano vendetta.

Nel ristorante gestito da Rocky, Stallone ritrova Drago che con l’inconfondibile accento maltese gli racconta quanto la sconfitta patita trent’anni prima in Russia fu fatale a lui, al suo presente ed al suo futuro in terra russa.

Senza tirar troppo le cuoia, Adonis accetta la sfida nonostante il parere sfavorevole della futura moglie e soprattutto del suo allenatore Rocky, che di fatto si separa in preda ai sensi di colpa legati alla morte di suo padre Apollo (ricordate la spugna non gettata?).

Nonostante la preparazione fatta con l’allenatore storico di suo padre, Adonis sale sul ring poco convinto e le prende di santa ragione da Viktor, violento sul ring come il padre e molto più agile sulle gambe. Ma anche più coglione perché rompe le costole dell’avversario e lo mette ko con una mossa non regolamentare, che gli costa la squalifica.

Adonis finisce all’ospedale e, pur mantenendo la cintura dei pesi massimi, vive con la consapevolezza di esserne uscito devastato nel fisico e nel morale.  Solo l’intervento di Rocky può rimettere in sesto l’animo ferito di un pugile che dovrà battersi in Russia contro il suo fortissimo avversario.
La storia si ripete, anche se questa volta c’è un titolo in palio oltre all’onore da difendere.

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