Attenti al gorilla

“Attenti al gorilla”: surreale e non divertente

“Io mi sto divertendo tantissimo”, disse Jimmy (Lillo) negli ultimi minuti del film. “Beato te” pensai di getto dopo aver udito la sua frase.

Perché “Attenti al gorilla” è tutto fuorché una commedia divertente, dall’animo surreale che lascia la puzza sotto al naso quando si parla dei personaggi interpretati da Frank Matano (Lorenzo) e da Cristiana Capotondi (Emma).

Tutt’altro che convincente la gestione della trama legata a due dei protagonisti della pellicola diretta da Luca Miniero. Va bene trovare un elemento di surrealismo legato alla battaglia portata avanti da Emma per ottenere il divorzio, totalmente incomprensibile comprendere la scelta con cui non si è trovato un elemento valido (fosse anche solo surreale) che portasse i due litiganti a ritrovare la pace.

Un personaggio muto come il gorilla avrebbe potuto trovare nella satira vocale di Claudio Bisio il suo punto di forza, ma le catene messe al comico imprigionano il nostro caro Peppe (nome dato al gorilla) rendendo quasi impalpabile la sua presenza.

Troppo cattivo verso il film? Tutt’altro, perché ci sono due elementi che mi hanno convinto e che mi sono piaciuti.

Il primo è lo scenario della costiera amalfitana, dato che gran parte delle scene sono state girate a Salerno, e che merita la menzione perché da sola è capace di far parlare; il secondo è Diana Del Bufalo, a cui i panni della cinica estetista Concita sempre alla ricerca di amori impossibili, calzano a pennello.

Parlando in breve della trama, Lorenzo è un avvocato fallito e con pochi soldi in tasca, che non paga l’affitto dello stanzino interno al centro estetico gestito da Concita, incapace di essere un padre presente e che non ha intenzione di concedere il divorzio a Emma, la quale vorrebbe convolare a nozze con il medico Alfonso (Francesco Scianna).

Lorenzo si toglie la soddisfazione di vincere una causa contro lo zoo nel quale si trova un gorilla lombardo, ma l’impossibilità di reperire denaro per mandarlo in Africa porta ad una decisione: portarlo a casa.

L’aiuto di Jimmy, inizialmente titubante, diventerà importante nella gestione dell’animale, il quale a sua insaputa diventerà la chiave che riavvicinerà l’uomo ai suoi figli, con tanto di perdita del finto mutismo selettivo del figlio maggiore, il cui problema si scoprirà essere legato alla zeppola: è il figlio di Jovanotti (battuta scontata!).

Il desiderio continuo dei figli di dormire presso la casa paterna manda su tutte le furie Emma, che cerca di scoprire quale sia la ragione di tale scelta. Lorenzo riesce a vendere l’animale in tempo prima che la (ex) moglie lo scopra, ma sarà costretto a tornare sui suoi passi. E liberare l’animale diventerà una questione di vita o di morte.

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