Laura Perego Waterpolo Ability

Laura Perego: “Io, la pallanuoto e Waterpolo Ability”

Quando si parla di sport, spesso ci si sofferma sul risultato sportivo, sulla prestazione e sull’eventuale urlo di gioia al cielo per un trofeo conquistato che ti fa sentire per un certo periodo padrone del mondo.

Nel mondo dello sport, però, vi sono storie che vale la pena raccontare perché ogni parola pronunciata è più ricca dell’oro presente in una medaglia, piena di emozioni che muovono le corde dell’anima lasciando un grande sorriso sulle labbra della persona che le racconta, di chi le ascolta e di chi le legge.

La pallanuotista Laura Perego, amica di vecchia data dai tempi della sua militanza in Como Nuoto e attualmente portiere della RN Florentia, racconta in questa intervista la sua esperienza (in corso) all’interno del mondo Waterpolo Ability.   

 

Come è nata questa collaborazione con Waterpolo Ability?

Nel 2016 sono tornata a giocare a Varese ed è stato in quell’anno che ho conosciuto il mondo di Waterpolo Ability. In quel periodo i ragazzi erano allenati dalla mia amica Sara (Giraldo), grazie agli spazi concessi dalla Varese Olona Nuoto i ragazzi riuscivano ad allenarsi il sabato pomeriggio.
Nel tempo Sara, per impegni personali, ha avuto sempre meno disponibilità di tempo per seguire il progetto. Io avevo iniziato ad aiutarla qualche volta fermandomi dopo il mio allenamento del sabato in piscina.
Quando Sara ha comunicato di non riuscire più a stare dietro al progetto, Simona (la presidentessa dell’Asd) mi ha chiesto se avessi voglia di dar loro una mano e ho accettato con entusiasmo! Ancora oggi ringrazio Simona per avermi aperto le porte di questa bellissima realtà!

Quali sono le tue mansioni all’interno di waterpolo ability?

Laura Ora come ora ricopro la carica di allenatrice in seconda, perchè da quando mi sono trasferita a Firenze ho ovviamente difficoltà ad essere presente a tutti gli eventi.
Il primo allenatore è ora Paolo Sonzini, che fa un lavoro stupendo coi ragazzi e che è riuscito a creare un bellissimo gruppo. Essendo lontana, cerco di occuparmi però anche di alcune cose più burocratiche, dando una mano, per quanto riesco, all’organizzazione di tornei, a valutazioni tecniche sul regolamento (che è ancora in fase di sperimentazione) e alla diffusione di questo sport (attualmente ci sono circa 15 società interessate, più o meno avanti nella realizzazione del progetto).
Ultimamente stiamo cercando anche di trovare degli sponsor, in modo da poterci pagare un evento che potrebbe essere di grande rilievo per il futuro di questa disciplina.

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Questo lavoro quanto ti sta facendo crescere a livello professionale ed umano?

Io sono davvero felice di aver la possibilità di lavorare con questi ragazzi. Tutto quello che mi danno a livello umano non è spiegabile a parole.
Sono dei ragazzi fantastici, ognuno con la sua storia e ognuno con le proprie lotte e sofferenze. La cosa stupenda è però che quando entrano in acqua, tutto cambia.
Si vede un gruppo di persone affiatate, che giocano l’uno per l’altro e che insieme hanno trovato un modo per affrontare la loro disabilità. Praticamente da fuori, come allenatrice, mi ritrovo molto spesso ad essere solamente una spettatrice stupita di quello che sta accadendo.
A livello umano e professionale questo mi aiuta tantissimo, in quanto guardare a loro è uno stimolo per me a far sempre meglio in tutte le cose che ho da fare. è anche bellissimo vedere tutto quello che fanno le altre persone coinvolte nel progetto: Simona, Paolo, Barbara, Tete, Joe… ognuno dà gratuitamente un po’ del suo tempo per realizzare qualcosa di fantastico.
A volte il lavoro che stiamo facendo è un po’ scoraggiante, sia a livello di allenare, perché ogni volta bisogna capire come “riadattare” alcuni esercizi o movimenti che i ragazzi non riescono a fare, sia a livello burocratico, in quanto stiamo incontrando tutte le difficoltà si possono incontrare quando si fa nascere un progetto ambizioso da zero.
La cosa bella però è che tutto quello che chiedono i ragazzi è di poter giocare e divertirsi, come io stessa faccio con la mia squadra. E quando li vedi con l’entusiasmo e la gratitudine negli occhi, dopo una partita, in cui magari tanta gente (come meritano) li applaude, come è successo alle Final Six di A1 femminile a firenze (un momento che ho ancora impresso nel cuore!) tutte le difficoltà e lo scoraggiamento passano in secondo piano, creando nuove forze per andare avanti sempre!

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