The Predator

Un bambino attiva il meccanismo per richiamare gli alieni sulla Terra e mette in pericolo l’umanità intera

Se Venom mi aveva lasciato un’esperienza cinematografica molto positiva, non posso dire la stessa cosa del film The Predator, che ai punti perde la sfida contro il film ispirato al supereroe della Marvel, ma che non rimando né boccio. Semplicemente, Venom mi è piaciuto di più.

Come sempre non mancano gli effetti speciali, con scene di squarti corporei che fanno godere soltanto il Predator e vomitare le persone deboli di stomaco, oltre a non mobilitare i RIS di Parma che preferiscono restare dove sono piuttosto che salutare il mondo prima del tempo.

Alla presenza di tanto orrore e di una buona trama, si aggiunge una cosa che ancora non riesco a concepire: la scelta di inserire la figura di un bambino autistico quale persona rea di aver richiamato gli alieni sul pianeta Terra. La questione non è lo stato del bambino, ma perché proprio un bambino, ma tant’è.

predator_DF_12736_R_rgb.0

Meno sorprendente il finale del film, perché l’immaginario collettivo non avrebbe potuto prevedere la vittoria del Predator con conseguente estinzione della razza umana e così è stato (vi ho già svelato il finale, pazienza).

Il tiratore scelto Quinn McKenna potrebbe tranquillamente essere portato in prigione e dormire al fresco, ma il suo figliolo ha voluto sperimentare l’utilizzo di materiale tecnologico che il suo paparino si era fatto spedire a casa.

Sarà pure autistico ma è più intelligente di tutti quelli che passano il tempo su Instagram e giocando a Fortnite. E questa attitudine unita ad una forte curiosità fanciullesca fa sì che utilizzi il materiale che non avrebbe dovuto toccare, riuscendo a mettersi in contatto con una navicella aliena che senza pensarci due volte arriva sulla Terra.

Ecco, una volta tanto il nostro piccolo Rory avrebbe potuto benissimo rovinare la carta di credito del papà col gioco del momento.

https_blueprint-api-production.s3.amazonaws.comuploadscardimage81428996c69038-dbf2-42f4-8d83-0f801844a024

In città è tutto a posto. L’alieno sedato in laboratorio si sveglia ed ammazza chi gli capita a tiro, tranne la dottoressa Casey Bracket nonostante fosse nuda e senza saltarle addosso come avrebbe fatto qualsiasi maschio con il corpo estraneo in tiro; Quinn e i pazzi da manicomio si liberano delle guardie e prendono l’autobus, salvando la vita alla donna e portandola in un posto sicuro e meditando sul da farsi.

Per Quinn il problema diventa grosso quando scopre che i federali prendono suo figlio perché unico in grado di creare un contatto di tipo digitale con gli alieni, e ad esso si aggiunge un problema ancora più grosso: il Predator lo vuole per integrare parti di DNA come già fatto con altre specie viventi in altri paesi.

E questa è una situazione che Quinn McKenna vuole e deve assolutamente evitare, se non vuole perdere suo figlio per sempre.

 

Annunci

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...