Faccine all’arrembaggio

Si celebra oggi il quarto anniversario del World Emoji Day

Faccine siamo noi, all’arrembaggio…faccine siamo noi, all’arrembaggio…all’arrembaggio!

Scusatemi, sono ancora in fissa con la canzone di One Piece, tanto da averla usata come intro di questo articolo (e sono certo che l’avrete letta canticchiando la canzone cantata da Cristina D’Avena).

Oggi martedì 17 luglio è il quarto anniversario del World Emoji Day, giornata che festeggia l’invenzione del giapponese Shigetaka Kurita (il nome si pronuncia si-ghe-ta-ka), invenzione che ha radici nel lontano 1999 quando il nostro personaggio nipponico inserì dei simboli in una griglia 12×12 pixel, per un totale di 144 punti (per chi non conoscesse la matematica, è così!) e arrivando a far contenere 176 emoji in appena tre kilobyte.

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Dettagli di cui soltanto i più appassionati si interesseranno, mentre ciò che è davvero interessante è il fatto che le bozze di emoji sono contenute al MOMA (Museum of Modern Art) di New York.

Cosa non scontata ma certamente meritata, dato che le emoji hanno rivoluzionato il modo di fare comunicazione sia nel mondo dei social network sia nelle applicazioni di messaggistica istantanea (Telegram e Whatsapp), con qualche apparizione mistica su carta quando ci ricordiamo che siamo stati creati per imparare a scrivere prima che a digitare.

Non è un caso che le emoji presenti ad oggi si stiano avvicinando a quota 3000, anche se dobbiamo farci dei mea culpa grandi quanto un grattacielo quando superiamo quella linea sottile tra l’uso e l’abuso, lanciandoci in impossibili effetti simpatia che se toccassero Putin o il palla di lardo nord coreano potrebbero scatenare una guerra mondiale in piena regola.

Tornando a noi, qual’è la vostra emoji preferita? La mia è quella con gli occhiali da sole, rispecchia il mio modo di uscire per coprire le occhiaie

Le origini del termine “emoji”

Non mi stavo dimenticando delle origini di queste celebrità chiamate emoji, con cui chiuderò questo articolo.

La parola emoji deriva dal giapponese e le tre sillabe che compongono il termine sono 絵 (“e,” immagine), 文 (“mo,” scrittura) e 字 (“ji,” carattere).

Questa scrittura vi riporta ai termini “kanji” e ad ideogrammi perché, ebbe sì ho fatto questa scoperta aprendo per la prima volta un libro per imparare il giapponese, i nipponici si volevano così male da unire alla loro semplice scrittura quella dei cinesi, creando un bel casino nella testa di chi volesse cimentarsi nell’apprendimento della scrittura del popolo del Sol Levante.

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