Oms riconosce la malattia da videogames. QDSS risponde

Il duo molisano commenta la bozza sul gaming disorder

Se avete letto gli articoli usciti nei giorni scorsi e avete pensato che giocare ai videogames faccia male a prescindere dal tempo impiegato e dalle modalità con cui si gioca, vi toccherà vedere più volte il video che vi allegherò qui sotto per farvi un’idea un po’ più chiara sulla questione videogiochi e malattie collegate.

Qualche giorno fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha pubblicato una bozza in cui viene riconosciuta l’esistenza del gaming disorder. Per chi non sapesse di cosa si parla, l’Oms riconosce in maniera ufficiosa e non ancora ufficiale che i videogames possono portare ad una vera e propria patologia se si soddisfano determinati requisiti.

Riassumendo senza troppi giri di parole, viene riconosciuta la dipendenza da videogiochi come patologia in un singolo soggetto se si verificano disturbi che portano all’annullamento dei rapporti sociali, dando ai videogames la priorità su ogni cosa a partire dalle piccole cose quotidiane come mangiare, dormire, uscire con gli amici, lavarsi.

Ma anche la continuazione delle sessioni di videogioco nonostante si verifichino conseguenze negative per la propria salute e la presa di sopravvento del videogioco stesso, quindi la perdita di controllo del soggetto nei confronti dell’oggetto in questione.

Il tutto viene riconosciuto come patologia nel caso in cui si manifestano nell’arco di un anno oppure con manifestazioni talmente grandi e pesanti da far pensare che la patologia sia esistente ed abbia preso il sopravvento sul soggetto.

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Perché è bene specificare tutto questo, cosa che hanno fatto Redez e Synergo (Nicola Palmieri e Mario Palladino) di Quei due sul Server?
Per evitare l’incredibilmente allarmismo che viene alimentato da mass media, genitori, presidi delle scuole etc. quando l’oggetto della discussione è il videogioco.

Come giustamente viene indicato dal duo di QDSS, c’è da fare un bel distinguo tra giocar tanto nel periodo dell’uscita di un gioco (a patto di non restare incollati per 12 ore di fila al monitor) e la piena dipendenza da videogame per un tempo molto più lungo.
Per intenderci, se esce un titolo X ci giochi 4 o 5 ore al giorno nella prima settimana perché scopri qualcosa di nuovo, con interesse e tempo speso che vanno man mano calando come nei migliori grafici di marketing relativi ad un prodotto appena immesso sul mercato.

Finché succede questo è tutto ok e nessuno è da farsi ricoverare (altrimenti avremmo riempito ospedali e studi di psicanalisi da un bel pezzo). Quando invece un qualsiasi soggetto accende PC o console alle 8 del mattino e gioca fino alle 3 di notte, con disturbi della personalità che portano ad un’aggressività ingiustificata e all’abbandono della realtà quotidiana in favore di una pseudo realtà data dal mondo 2.0, allora la situazione si fa davvero preoccupante.

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