Il saluto di Elisa a Dolores O’Riordan

Elisa Toffoli ricorda la cantante della band The Cranberries con un messaggio sulla pagina ufficiale Facebook

La morte prematura ed improvvisa di Dolores O’Riordan ha lasciato un segno fortissimo. I messaggi di cordoglio e di ricordo dell’artista della band irlandese The Cranberries sono arrivati da tutto il mondo, come ad esempio dagli U2.

Anche i nostri artisti che con lei hanno collaborato hanno voluto scrivere un messaggio di getto, di cuore e con le lacrime che scorrono lungo ogni frase pubblicata.

Dopo il messaggio pubblicato da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, oggi è la volta di Elisa Toffoli che si è affidata alla sua pagina ufficiale Facebook e di cui vi riporto il messaggio integrale:

Cerco di riprendermi dalla tristezza ed è difficile. È difficile trovare le parole.

Per me quando ci siamo ritrovate a parlare al telefono è stato come un sogno, ha ragione Giuliano. Era talmente assurdo parlare normalmente al telefono con qualcuno che ti aveva praticamente mostrato una nuova via, un nuovo modo, qualcuno che ti aveva letteralmente illuminata.

Poi ci incontrammo, cantammo insieme, parlammo di figli, di vita, di musica.
Mi disse: «…E qui io armonizzo in basso e tu tieni la principale, la so bene perché l’ho armonizzata così già un’altra volta, tanto non importa chi prende la principale. Così viene sicuramente bene! Camminiamo e ci prendiamo per mano, la vita è prendersi per mano, non è una competizione…»

Lei mi aveva mostrato come tirare fuori anche la femminilità più complessa e che fa più paura. Quella fortissima e fragilissima insieme, allo stesso tempo.
Dentro a Ode To My Family c’erano il vento e il verde dell’Irlanda che ho sempre sognato quando ancora non l’avevo mai vista e c’erano una dolcezza e un senso di purezza che ti stordivano. Esistevano insieme a quel suono, che sapeva di nord e di ragazzi in giro, scanzonato e pieno di istinto.

Dentro a No Need To Argue cantava le parole di un’anima vecchia e saggia che abitava nel cuore di una giovane donna, come mi sentivo io, vecchia e giovane insieme. Come ci sentivamo in tante, tantissime ragazze sparse in tutto il mondo. Dolores aveva dato a tutte noi una voce, una via, un modo. Non aveva nascosto una femminilità forte, vera, naturale e selvatica, pura. La incarnava e ci dava coraggio. Per essere noi stesse.
Noi donne e il nostro dna, il nostro modo di essere così “esposte”, così empatiche da sentire, a volte, tutti i mali del mondo.

Dentro a quella mitica Zombie che ho cantato così tanto che da adolescente nel mio paese mi conoscevano come “quella che canta bene Zombie”, c’era una forza enorme. La sintesi di una guerra. Della guerra. Di tutte le guerre. L’orrore. Sentito nel profondo e trasmesso.

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Sono passati più di vent’anni e tanto è cambiato nella storia e nella musica.
Eppure ogni volta, ogni volta che una voce di una cantante emette quel suono, quel momento di passaggio dalla voce piena alla voce di testa, Dolores mi torna in mente.
Io per prima, quando lo faccio, so che forse non l’avrei mai fatto se non avessi ascoltato Joan Baez, se non avessi ascoltato Joni Mitchell ed Elizabeth Frazer e Alanis Morissette e soprattutto se non avessi ascoltato Dolores O’Riordan.

Avrei mai messo quel Tu u du tu u du tu tu du all’inizio di Rainbow? Forse no.
È stata la prima a farlo. Nessuna aveva portato uno dei colori più belli del canto celtico nella musica moderna in quel modo.

Oggi tutto (finalmente e più fluidamente) si fonde. Il canto dalle origini più soul al canto dalle origini più celtiche. Ci sono artisti grandiosi e pezzi grandiosi che lo raccontano benissimo. Da Hozier ad Adele a Beyoncè a Rihanna…

Ma dentro a quest’invenzione per me c’è prima di tutto lei.
Che un giorno lo fece e basta.
E il giorno prima quella cosa non esisteva ancora.

Quindi grazie ancora una volta e per sempre a te, Dolores, per aver camminato per quella tua strada.
Sei e rimarrai un angelo del nostro tempo.

Da una tua grandissima fan che ha avuto l’immensa fortuna di cantare con te una volta nella vita.

Elisa

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