Sono a-social più di te

La vita si trasferisce sulle community, io faccio il viaggio inverso

Non so nemmeno che testo verrà fuori e non so nemmeno perché son un po’ combattuto nel farlo, ma sono certo di una cosa: sono a-social più di te che hai trasferito la tua vita sui social, che da quel mondo fai dipendere il tuo quotidiano in forme spesso discutibili, ritenendolo però un normale atteggiamento.

Sono uno dei milioni di millennials partito da MSN e giunto a Muuwoo (sì, faccio promo al social di instantanee italiano), capendo le dinamiche e cadendo nella trappola social più volte, fino a scoprire come liberarmi e perché tornare alla realtà terrena è la cosa che conta.

Coi social network lavoro, mi pubblicizzo e cerco di veicolarvi ciò che faccio, un po’ come fatto tutti coloro che sfruttano le piattaforme per promo. E fin qui nulla di strano.

Ciò che è passato dall’essere strano ad insopportabile è la serie di atteggiamenti che hanno portato a trasferire la vita sulle community, con tutti i contro più che i pro del caso.

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Non intendo solo i problemi legati ai webeti, ai codardi da tastiera, ai frustrati della vita che trovano nei social network il terreno di sfogo, perché su questo bisognerebbe aprire un capitolo a parte che troverebbe conclusione nell’anno duemilamai.

Tutto dipende dai social. Per sapere come stai ci si affida alla visione dei profili Facebook e Instagram (non cito Twitter perché è usato come social di news), si è persa la voglia di telefonare, di chiedere come stai?, di incrociare gli sguardi per strada, in treno e in metropolitana, staccandoli mai da un display che diventa rifugio dall’imbarazzo e terreno fertile per far crescere il disinteresse.

Insomma, un mondo a parte che non è nemmeno l’Eden e che non è nemmeno il mondo, nonostante lo si spacci per tale.

Non sputtano i social perché con essi vi lavoro e con essi ho conosciuto tante persone, sbagliando in passato a restarvi schiavo e riprendendo la retta via per non essere prigioniero di qualcosa che inconsciamente non privava le mie giornate di catene.

Ma tanti questo passo non lo stanno compiendo, regalando perle di saggezza e di felicità mai veritiera sotto forma di maschere teatrali sorridenti, andando in scena su un palcoscenico virtuale che non è quello in cui voglio recitare ed assistere da spettatore.

Ed è per questo che rispetto a chi starà leggendo, anche con smartphone in mano per percularmi per quanto ho detto, sono a-social più di te. E ne vado fiero, pur camminando al contrario.

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