Federico Morlacchi in libreria con “Nato per l’acqua”

Più di un semplice racconto natatorio nel libro scritto dal campione paralimpico con Davide Di Giuseppe

Non lasciatevi ingannare dalla semplice lettura del titolo e dal pensiero che “Nato per l’acqua”, libro acquistabile in libreria e su Amazon (e il cui ricavato va alla PolHa Varese), sia un’autobiografia acquatica.

Il libro scritto da Davide Di Giuseppe e da Federico Morlacchi (collana Verve, editore Lastaria Edizioni), uscito lo scorso 30 novembre, va oltre il racconto delle gesta natatorie che hanno portato l’atleta paralimpico di Luino a conquistare prima l’Europa, poi il mondo ed infine l’Olimpo natatorio.

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La composizione del libro somiglia molto ad una gara trionfale di Federico e probabilmente è stata una cosa voluta. Come atleti sui blocchi, ogni paragrafo vede il susseguirsi di interventi di Federico, della mamma Manuela e del papà Luciano, che man mano diminuiscono dando sempre più spazio al racconto del “Morlacci” internazionale, quello spazio visibile a centinaia di metri di distanza nelle gare da lui dominate.

“Nato per l’acqua” dà spazio alle vicende umane di una famiglia prima ancora che del singolo atleta, famiglia che affronta le avversità sin da subito, sin da quando venne diagnosticata l’ipoplasia congenita alla gamba a sinistra a Federico, con seri rischi di ritardo mentale.

Se dopo 23 anni quei due medici vedessero quanto è ritardato Federico, probabilmente andrebbero a farsi curare in un centro di igiene mentale. I medici hanno responsabilità, anche delle minchiate che sparano (ndz).

Una madre incapace di accettare l’handicap del figlio e di starvi lontano, per poi scoprire che una piccola creatura va invece difesa e cambiando atteggiamento nei suoi confronti, aumentando l’amore e diventando la sua roccia. Nonostante le avversità e gli eventi interni al nucleo famigliare, ne uscirono più forti marchiando quel lieto fine che vorremmo sempre leggere al termine di ogni libro.

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Ma “Nato per l’acqua” è anche il racconto del rapporto tra Federico e il nuoto, in cui sono tante le tappe toccate, tante le vasche macinate, i cronometri scrutati ad ogni piastra toccata e le lacrime versate, nella gioia e nel dolore. Complici l’età, l’ego e le distrazioni di un non maggiorenne che scopre piano piano i piaceri extra acquatici.

Berlino ed Eindhoven diventano le città simbolo del primo exploit e della caduta clamorosa nel 2010, ma anche dell’inizio di una scalata come il miglior Pantani e della rivincita a suon di ori europei.

Le medaglie europee e mondiali, con i piatti forti dei tre bronzi olimpici di Londra 2012 e dell’oro olimpico di Rio 2016, a cui si aggiunsero i tre argenti frutto di tanto duro lavoro, sono storia che rimarrà impressa per sempre nel mondo del nuoto italiano, un racconto clorato che lascia spazio ad aggiornamenti in corso.

E da cucciolo romanticone quale dimostra di essere (non usare whatsapp per insultarmi, Fede!), anche l’amore ha fatto la sua buona parte nelle tue conquiste acquatiche.

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