Borg McEnroe, non chiamatelo capolavoro

Il mio commento sulla pellicola diretta da Janus Metz Pedersen

Le recensioni che parlano di capolavori nel settore cinema e musica vanno sempre prese con le molle, perché è facile partire con alte aspettative su un film che poi, una volta visto, le vede ridimensionate.

È il caso di Borg McEnroe, il film che ripercorre il percorso di due atleti la cui rivalità ha caratterizzato il mondo del tennis sul finire degli anni Settanta.

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Da una parte Björk Borg (Sverrir Gudnason), lo svedese glaciale e robotico che arriva nell’estate inglese di Wimbledon 1980 da favorito e alla ricerca del quinto titolo consecutivo, forte dell’amore di una platea che lo osanna fino all’inverosimile (soprattutto le donne), ma non con la freddezza dei tempi migliori; dall’altra John McEnroe (Shia LaBeouf), lo statunitense ribelle che si incazzava anche quando gli cadeva un penny per terra, insopportabile per gli avversari e odiato dalla folla.

Per quanto il regista provi con le alternanze tra il presente ed il passato, che prova a dare allo spettatore un’idea di come era stato vissuta la carriera tennistica dei due contendenti sin dagli arbori, il film riesce a imbalsamare la parte emotiva di cui guarda Borg McEnroe, senza che la pellicola riesca a far scendere una sola emozione. Praticamente rende glaciali come l’ex tennista svedese.

 

Nemmeno il quarto ed il quinto set, che nella storia sportiva sì che regalarono emozioni indelebili per gli spettatori presenti a quel Wimbledon 1980, sono riusciti a salvare il film da un valutazione personale di 2,6 stelle su 5, a dimostrazione di quanto questo film non abbia lasciato traccia, prendendo cazzotti nel paragone con “Rush”, la storia del duello tra James Hunt e Niki Lauda.


Cenni storici

Veniamo un attimo a ciò che successe nella storia del tennis. Borg vinse il torneo di Wimbledon 1980 al termine di quasi 4 ore di gioco, subendo la rimonta di McEnroe che annullò match point a valanga, portandolo a giocarsi il titolo al quinto set che terminò sul 8-6 per lo svedese.

Per Borg fu il quinto titolo consecutivo, che lo proiettò nella storia del tennis mondiale anche se fu il secondo tennista dopo Lawrence Doherty a trionfare per cinque volte di fila (il primato appartiene a William Renshaw che vinse dal 1881 al 1886).

John McEnroe, invece, arrivò in finale per cinque volte di seguito, perdendo contro lo svedese nel 1980 e trovando la rivincita l’anno seguente, perdendo contro il connazionale Connors 1982 e battendolo poi nel 1984, e sconfiggendo l’australiano Lewis nel 1983.

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