Atomica Bionda

Colpi di scena a non finire ed una Charlize Theron grintosa come non mai

Azione, intrigo, verità e bugie che si uniscono in un connubio che non ti fanno capire chi mente, chi dice la verità, chi fa il bene il doppio gioco e chi lo fa talmente male da capire una sega di ciò che sta facendo.

Ma anche 8000 colpi a mani nude, 200 calci rotanti, 35 spari e 250 coltellate prima di vedere morto l’avversario, nemmeno fossimo in una puntata di Dragon Ball.

Ecco a voi “Atomica Bionda”, o più semplicemente una Charlize Theron che truccata, senza trucco o con lividi da far paura, continua a mantenersi una gnocca eccezionale, sarà dato anche dal bagno nel ghiaccio che si è regalata all’inizio del film.

Atomica Bionda svaria tra scene di interrogatorio all’interno degli uffici dell’MI6 e quelle che sballonzolano tra la Berlino Ovest e quella Est, nel periodo che vede la caduta del muro di Berlino e del regime comunista. Ma anche quella della lista nera contenente nomi di alleati occidentali che avrebbero potuto mettere in imbarazzo quella fazione.

I colpi di scena non mancano e la curiosità di risolvere gli enigmi di questa storia, per lo più dati dalle personalità dei personaggi in causa, ti spingono a restare incollato e a spremere le meningi per vedere se hai indovinato chi è il vero cattivo, che sicuramente non è il maggiordomo.

Atomica Bionda merita la valutazione di 4,0 stelle su 5, con la palma della migliore in pellicola da dare a Charlize, che nonostante l’avanzare del tempo molla quattro ceffoni alle mezze star del cinema mondiale.


Il film

Siamo nella Berlino 1989, col muro che la divide in due: ovest sotto il controllo occidentale ed est in mano ai russi, con la Stasi che controllava ogni tuo movimento, pure quante volte tiravi lo sciacquone del cesso (se pensate che sia una battuta, vi state sbagliando di grosso).

Loirraine Broughton (Charlize Theron) è una spia di massimo livello al servizio dell’MI6 britannico, e dai suoi superiori nella capitale dell’allora Germania Est alla vigilia della caduta del muro,  con l’intento di recuperare una lista top secret a dir poco compromettente sul lato “alleati”, considerando quanto il concatenarsi di eventi all’interno del film.

La nostra bionda spia viene accolta nei migliori dei modi: tentano di farla fuori non appena mette piede in terra tedesca. Comunque, ad attendere Loirraine c’è David Percival (James McAvoy), direttore della sede di Berlino, noto in città per consumo illimitato di fumo, alcool e preservativi, e con questo personaggio enigmatico Loirraine dovrà collaborare.

Trasciando le 1500 comparse che muoiono soltanto dopo 12000 coltellate, 3500 proiettili e un’infinità di schiaffi, pugni, calci e gomitate, di cui comunque mai ci ricorderemo, arrivano altri due personaggi: Aleksander Bremovych (Roland Møller), russo pappa e ciccia di Percival, e Delphine Lasalle (Sofia Boutella), spia dei servizi francesi.

La standing ovation del popolo maschile scatta quando le due donne passano da baci saffici a scene di sesso, scena tra l’altro inattesa e per questo destinata ad essere festeggiata con spumante e botti, manco fosse Capodanno.

Comunque, torniamo alle cose serie. Loirraine e Percival, che se avessero potuto si sarebbero sparati a vicenda all’inizio del film, vanno alla ricerca della famosa “lista segreta”, per poi accorgersi che vi era una persona da recuperare e che sapeva tutto, ma proprio tutto: Spyglass (Eddie Marsan).

Il triangolo Loirraine-Delphine-Percival (nelle scene di sesso, Percival è escluso e probabilmente incazzato per questo), la Stasi che ti controlla pure le mutande, il KGB perché i russi a Berlino Est sono di casa. Chi manca all’appello?

Manca Spyglass, o meglio, mancherà successivamente, perché è talmente amato da essere fatto fuori mediante l’espediente di un incidente. E non sarà il solo a rimetterci le penne, in un film che fino alla fine riesce a regalare clamorosi colpi di scena.

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