“Il Peso dell’Acqua” di Gregorio Paltrinieri

Il nuotatore emiliano mette a nudo il suo lato emotivo dietro alla medaglia conquistata a Rio

imagesÈ difficile far capire a chi guarda dall’esterno cosa si prova quando si raggiunge un risultato prefissato, a volte scontato, altre sbattuto davanti ancor prima di aver cominciato, come se quello fosse la scena ultima della tua vita e tu il protagonista creato appositamente per quel film.

“Il Peso dell’Acqua” non è semplicemente un libro, non è un’autobiografia, non è il vezzo di qualcuno che aveva voglia di scrivere qualcosa e di trovare solamente una casa editrice disposta a pubblicare, forte dei successi sportivi e in termini di popolarità.

“Il Peso dell’Acqua” è l’apertura emotiva di Gregorio attraverso la scrittura, il vero strumento che ti permette di aprirti a cuore aperto senza bisogno di trovarti in sala operatoria e in cui, al massimo, il chirurgo sei te stesso.

È la lettura che scorre leggera tra le pagine scritte da Greg, è la narrazione che viaggia sul binario Londra-Rio, due Olimpiade vissute con emozioni alcune simili ed altre contrastanti, con il peso di perdere l’ultima Olimpiade, quando già era dato vincitore senza aver duellato, quando la paura era quella di fallire e di sentirsi dare del “coglione” capace di vincere tutto, tutto tranne la manifestazione che più conta al mondo.

51eUDYOQn-LÈ l’incubo di non aver vinto e che lo sveglia in quelle che dovrebbero essere notti decisamente tranquille, dato che quella medaglia era stata messa al collo, con il peso (l’ennesimo) di aver fatto qualcosa di importante a cui manca qualcosa che lo renda grande, e per questo capace di rendere l’emiliano meno felice di quanto dovrebbe.

Ma è anche la storia di un bambino che a 9 anni si ritrova ad inseguire la vittoria in mare contro suo papà, antitesi di quella che sarebbe stata la sua missione una decina di anni più tardi.

È, e qui voglio chiudere questo paragrafo, un estratto di vita di un ragazzo umile, di quelli per cui l’organizzazione viene prima di tutto, anche quando le novità entrano detto a scombinare un po’ i piani, tempo di rimettere ogni pezzo al suo posto e ritornare al suo equilibrio naturale, come quello cercato in vasca nel rapporto con l’acqua, come quello che la famiglia, la sua dolce metà Letizia e le sue amicizie più strette sono in grado di dargli.


La mia opinione

Conosco Gregorio dal 2011, dall’anno in cui esplose al Trofeo Settecolli e in cui, durante un meeting tenutosi a Parma per l’anniversario della Coopernuoto, lo andai a conoscere di persona, abbagliato dalla semplicità del ragazzo e della sua famiglia, capendo benissimo da dove provenisse questo aspetto del carpigiano.

C’è un aspetto di Gregorio che non si trova nel libro da lui scritto e sta nella parola “ordine”, da intendere come quell’ordine cronologico nel racconto dei fatti.

Infatti, questo libro è un po’ come partire con un argomento e con la virata al 50 passare ad un altro. E così via! Start con l’incubo notturno post Rio, tocco al muro e si passa ai pensieri di Londra, altra virata e si va alle battaglie in mare contro papà e così via.

Passare da un argomento all’altro nel giro di poche pagine, salvo poi ritornarvi per non regalare svarioni di memoria di quanto appena letto, riescono ad essere un punto di forza di questo libro, rendendo la lettura più piacevole di quanto si pensi.

Ci sarà tanto da scrivere nei prossimi anni, caro Greg, ma dopo l’oro nel 1500 di qualche giorno fa non pensarci. Niente paura, c’è ancora tempo…

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