Omicidio all’italiana

Il genio di Maccio Capatonda partorisce l’ennesimo film che uccide la depressione tricolore

covermd_homeQuando la comicità incontra il non-sense e insieme viaggiano a braccetto, incontrando per strada l’ignoranza e andando dritti al baretto, è molto facile che il sottoscritto si segga su di un posto in platea per godersi lo spettacolo.

Maccio Capatonda ci offre da bere e un bel po’ di stuzzichini in uno stuzzicante Omicidio all’italiana, definibile come la fiera cinematografica dell’improponibile in soli novantanove minuti. Non cento perché l’ignoranza non dà accesso a triple cifre.

Il film offre scene tanto paradossali da non poter essere veritiere, ma paradosso del paradossale è il fatto che nel suo essere paradossalmente paradossale ogni avvenimento può accadere nella vita reale.

OMICIDIO-ALL-ITALIANA-01Scene del crimine modificate, giornalisti protagonisti della scena dell’omicidio e voglia di popolarità che cavalca l’onda dell’audience televisivo. In effetti, se solo pensiamo a quello che avviene in Italia, il paradosso del paradossale è che ben si incastra nella realtà quotidiana.

È un film che è bene vedere dall’inizio alla fine, perché ogni giudizio dato a metà è prerogativa di chi non ha voglia di perdere tempo dietro al genio indiscusso di Maccio Capatonda. Un film che merita la valutazione finale di 4 stelle su 5.

 

Il film

oai_still3_070_jpg_351x0_crop_q85Il film è ambientato ad Acitrullo, che inizialmente richiama più facilmente al litorale est della Sicilia, vista la presenza di Aci Castello, Aci Trezza e Acireale.

Nulla di tutto questo. Siamo in Abruzzo, o almeno così è scritto su mymovies.it, probabilmente il recensore del film è uno dei sostenitori della tesi per cui il Molise non esiste. Mentre wikipedia è convinto del contrario. A sto punto, comincio a pensare che sia in provincia di Tirana.

Torniamo alla pellicola. I primi cittadini del paesino in provincia di non si sa che cosa sono il sindaco Piero Peluria (Maccio Capatonda) e il vice sindaco Marino Peluria (Herbert Ballerina). Uno legato alle radici (e ai peli), l’altro voglioso di scappare a Campobasso (allora esiste?).

Come Marino, anche la folta schiera di abitanti, le altre 14 persone restanti, hanno voglia di scappare verso nuovi lidi, fuori dall’arretratezza del paese, dalla sua noia mortale e dal suo non essere cagato da nessuno.

Ad averne le palle piene della situazione in questo paese dato quasi per morto c’è la contessa Ugalda Martirio in Cazzati (Lorenza Guerrieri), stanca di buttar via soldi per eventi paesani che portano al nulla.

Ma la situazione cambia quando la contessa muore per soffocamento mentre gustava la sua cena guardanto in tv “Chi l’acciso”, condotto dalla giornalista Donatella Spruzzone (Sabrina Ferilli).

omicidio-all-italiana-1-875820Il sindaco Piero Peluria ha un lampo di genio. Sfrutta l’occasione per tentare di far passare l’evento come una morte conseguenza di un’omicidio, in modo da far parlare di Acitrullo ai mass media nazionali e di riportare gente al paese.

L’omicidio di Acitrullo diventa argomento nazional popolare, i giornalisti fanno a gara per cercare lo scoop e i turisti arrivano numerosi. Oramai il paese abruzzese o molisano che sia non fa più rimpiangere la vicina Campobasso.

Ma qualcosa in questo omicidio stona e la poliziotta Gianna Pertinente (Roberta Mattei) cerca di muoversi per conto suo, nonostante l’ostracismo della Spruzzone che non vuole svelare com’è morta la contessa, e il menefreghismo del commissario Fiutozzi (Gigio Morra), distratto dal Napoli e dalle ospitate a “Chi l’acciso”.

La finzione si mescola alla realtà, il giornalismo ai RIS di Parma, i microfoni a Nino Frassica e la dislessia di Acitrullo allo Zanichelli. Praticamente, un puttanaio in cui non si capisce quale sia la verità. Anche se, quando viene a galla…

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