L’errore di Scozzoli serva da lezione

Il caos scatenato dal suo tweet post Juve-Milan deve aprire una discussione sulla comunicazione via social

La sola fortuna del caso Scozzoli, se così vogliamo chiamarlo, è che non si chiama Filippo Magnini, Alex Del Piero o Danilo Gallinari.

C56vvJ4WAAAoJPYNel senso che, seppur conosciuto e campione di calibro, il fatto di non avere centinaia di migliaia o milioni di iscritti ai suoi profili social lo ha salvato da una protesta degli utenti ben più pesante.

Ciò nonostante, la reazione a caldo dopo il rigore trasformato da Dybala in Juve-Milan non è passata inosservata per la pesantezza di quel “ladri infami” che ha lasciato di stucco perché si conoscono le qualità umane di Fabio.

Il grande errore apre per l’ennesima volta il problema comunicazione sui social network, cosa nel mondo del nuoto vi è stata in diverse occasioni.

Se è vero che errare è umano, fare attenzione a ciò che si pubblica non è più consigliato ma necessario, perché ciò che appare sui social è più amplificato di un rutto potente che entra in un microfono ed esce dalle casse.

A maggior ragione se si è un personaggio pubblico, appartenente ad un corpo militare ed atleta della nazionale, nonché persona ammirata da tantissimi appassionati di sport.

Entrando nella questione del tweet “annegato”, bisogna dire che il buon Fabione si è scusato e la questione finisce lì, sicuro che il ragazzo eviterà in futuro un errore del genere.


Il fatto che io parli di comunicazione, di cosa scrivere e non, viene fatto non perché mi senta esperto del campo, perché a me, in più occasioni in passato, è stata fatta più volte l’osservazione di un non giustissimo uso dei miei account.

Anche perché è la prima cosa che le aziende controllano prima di assumerti, ancor più che il curriculum vitae.

Posso dire con tutta tranquillità in quali occasioni mi è stata fatta una giustissima e doverosa osservazione: durante un’edizione del Trofeo Città di Milano e in vista di una possibile collaborazione con una web radio con cui sono sempre in contatto.

Il mio errore era quello di esprimere l’idea oltrepassando quel limite della libertà di parola tanto cara e nominata. E avevano ragione.

A sbagliare una pubblicazione si rischia di mandare a rotoli la propria credibilità ed è bene evitare questo.

Così come è bene evitare che si riapra la stalla dei buoi sempre piena di gente pronta a sfogare le proprie frustrazioni.


Il caso Londra 2012

Tiro in ballo l’Olimpiade di Londra 2012 perché è il caso in cui io, dalla “regia”, ho dovuto lavorare non poco per placcare gli animi caldi di appassionati e di buoi delle stalle della cattiva educazione.

Una delle pagine social che gestisco è quella Facebook di Marco Orsi, campione europeo in corta e pluricampione italiano di nuoto.

In seguito ai risultati negativi e ad un clima allora non proprio roseo, Marco si era sfogato in diretta tv.

Alcune ore dopo arrivò un messaggio su FB con una sorta di tirata d’orecchi verso il pubblico che era andato contro Filippo Magnini.

In poco tempo Marco passò da essere idolo della folla a un quasi martire del web. E vi dico che la gestione della pagina, in quel momento e nei giorni successivi, fu tutt’altro che semplice.

La cosa poi si spense, ma per Marco fu una lezione che lo portò a pensare anche 100 volte prima di scrivere via social il suo pensiero.

E infatti la pagina non riscontrò più problemi di rilievo nel corso di questi 4 anni e mezzo trascorsi dal fattaccio.

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