Quel bravo ragazzo

Cosa può accadere alla Mafia quando sale al potere un povero imbranato?

Avete mai immaginato un imbecille al comando della più grande organizzazione criminale italiana?

quel-bravo-ragazzoSe pensate al governo, avete sbagliato risposta. Se avete pensato alla mafia, allora avete visto questo film.

Se non avete risposto nemmeno a questo, andate al cinema a vedere Quel bravo ragazzo, un film valevole di 3,7 stelle di valutazione.

La commedia racconta il mondo mafioso in maniera surreale, tanto che se fosse così nella realtà, ci sarebbe da scommettere che verrebbe presa per i fondelli come l’Inter in Europa League.

Niente più mafia di latitanza e pizzini, ma aggiornata ai tempi moderni con l’introduzione di iPizzo (per la riscossione da fare seduti sul divano) e visibile grazie ai profili social, per un nonsense che cambia l’immagine della mafia legata al giorno d’oggi.

LA TRAMA

Don Ferdinando Cosimato (Luigi Maria Burruano) è un boss della mafia messo molto male a livello di salute, che viene a sapere dall’avvocato di famiglia Enrico Greco (Ninni Bruschetta) di avere un figlio di 35 anni, che diventerà il suo erede.

Grazie agli scagnozzi Salvo La Mantia (Enrico Lo Verso) e Vito Mancuso (Tony Sperandeo, che stranamente veste le parti di un mafioso), il boss conosce personalmente il suo erede, a cui affiderà beni e potere.

1446643799__sp_1215-1Il fortunello è Leone (Herbert Ballerina), chierichetto del suo paese e persona totalmente debole ed imbranata, cresciuto in un orfanotrofio con don Isidoro (Maccio Capatonda).

Combina guai a non finire, a partire dalla morte del padre avvenuta dopo aver ostruito il passaggio dell’ossigeno facendo involontaria pressione coi piedi, alla generosità verso i suoi creditori.

Ciò fa incazzare l’avvocato, Salvo e Vito, che cercano di farlo fuori mandandolo allo sbaraglio nell’incontro coi colombiani per una partita di droga. Il bravo ragazzo, però, ne uscirà con un bagno in mare.

La presenza di un imbranato come Leone a capo di un’organizzazione mafiosa sorprende anche la DIA, guidata da Alfonso Marino (Giampaolo Morelli), con Sonia Morbelli (Daniela Virgilio) che cerca di giocarsi bene il ragazzo per ottenere più informazioni possibili.

Una missione impossibile o quasi, visto che Salvo e Vito cercano di non avere a che fare con un pirla del genere, ma che pian piano avvicinerà affettivamente la poliziotta al neo boss della mafia.

61406_pplUnica consolazione per la ragazza, che ha una relazione col suo capo Alfonso, il quale con la collega vive una relazione extra-coniugale, che però non soddisfa la collega.

Lasciando stare questo caso da stranamore, è imminente l’elezione del capo di tutte le mafie, ma Leone non sa in quale località si terrà, e di conseguenza nemmeno la DIA che segue il caso.

Nessun problema, ci pensa quel pirla di Leone che invia a Sonia il punto in cui si trova, permettendo così alla DIA di effettuare arresti di lusso.

Tutti meno che uno, Leone, rinchiuso in bagno da Sonia per evitargli la cattura da parte di Alfonso e che mai verrà a sapere dell’arresto di massa.

Un gesto di puro affetto e protezione che va contro il suo capo, al quale mentirà della mancata cattura del giovane boss, a cui seguirà la rottura sentimentale col collega.

Il finale segnerà l’addio tra Sonia e Leone, che tornerà alla sua vita di parrocchia al paese insieme a don Isidoro.

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