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Miriam, coraggio da Leone

L’ex Miss Italia si racconta a Vanity Fair

miriam leone vanity fairUn personaggio di una bellezza disarmante e di classe non comune come Miriam Leone merita di diventare argomento di uno dei miei articoli.

Ma due virgolettati quali:

  • «Ai provini mi scartavano perché ero strana: mi presentavo coi Dr. Martens e i capelli verdi, fucsia»
  • «Ho sempre avuto voglia di fuggire. Da piccola prendevo la valigetta del trapano di mio nonno, e nascosta sotto al letto mi immaginavo a Parigi»

sono riusciti a farla diventare idola indiscussa. E nel mio caso, diventarlo è come fare un terno al lotto.

All’interno del numero 42 di Vanity Fair, Miriam si è raccontata parlando dei suoi genitori, del matrimonio di sua nonna con un cugino e della storia con Boosta terminata da un anno, cose che vi risparmio non amando parlare di vicende private altrui.

BABY SHOW

È stata una studentessa volenterosa sin da bambina, un esempio da seguire, per la sua felicità, meno per quella dei parenti:

«Molto. Ho sempre amato studiare, e sono andata a scuola un anno prima. Sono l’unica nipote femmina della famiglia, quindi tutti mi adoravano e io ricambiavo organizzando spettacoli. Cucivo i costumi, scrivevo il testo, preparavo le scenografie: per i miei parenti ero un po’ un incubo».

Se pensate che sia stato tutto rose e fiori, leggete questo passaggio per capire che per Miriam, in realtà, il percorso è stato come una scalata sull’Alpe d’Huez:

«Dopo la maturità – liceo classico – sono anche andata a Roma a fare qualche provino, ma è stato un fallimento totale: non sapevo a chi rivolgermi, in un’agenzia mi hanno chiesto soldi e poi mi hanno detto che non solo non avrei mai potuto fare l’attrice, ma neppure la modella. 
Non mi sentivo forte né determinata abbastanza, quindi sono tornata a Catania e mi sono iscritta a Lettere. Mi mancano solo due esami, e prima o poi mi laureo».

Il passare del tempo ci ha dato una Leone più matura nella sua femminilità, cosa che a leggere questo suo altro virgolettato non avreste immaginato:

«All’epoca non indossavo nulla di femminile, al massimo una gonna sopra i pantaloni e ai piedi solo Dr. Martens. Mi tingevo i capelli – una volta verdi, un’altra fucsia –, arrivavo e parlavo di poesia. Probabilmente apparivo strana».

Ma anche una Miriam più matura: «Compiuti i trent’anni, mi sento cambiata: più serena, più istintiva, più sicura».

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