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Ben Hur

Primo a finire, ultimo a morire. Ma alla fine vince l’amore fraterno

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Nella regione della Giudea, il principe Judah Ben Hur (Jack Huston) predica una vita di pace nel rapporto con i Romani, prendendo le distanze dai ribelli Zeloti.

Nella famiglia giudea del principe vive Messala (Toby Kebbell), romano che mai si è sentito parte integrante di questa famiglia giudea.

Le strade tra i due si dividono quando Messala parte per combattere con l’esercito romano, ritrovandosi tre anni dopo con l’arrivo dei Romani in Giudea.

La situazione tra i due, e tra Giudei e Romani, precipita quando gli Zeloti attaccano i Romani, aprendo scenari a cui i Giudei non potranno fuggire.

Jesus Ben Hur si dichiarerà colpevole di cospirazione alla vita di Ponzio Pilato (Johan Philip Asbaek) e verrà condannato alla schiavitù in una galea, mentre sua madre e sua sorella verranno catturate e condannate a morte.

Ben-Hur vogherà da schiavo per cinque lunghi anni, fino a quando l’attacco dei Greci nel mar Ionio distruggerà l’intera galea. Il protagonista del film riuscirà a salvarsi ed arriverà in riva al mare stremato.

Qui incontra lo sceicco Ilderim (Morgan Freeman), un uomo di colore che conosce bene i cavalli e le corse con le bighe, ma dalla capigliatura che ricorda più un giamaicano che uno sceicco.

Sfruttando il viaggio di interesse di Ilderim a Gerusalemme, Ben Hur torna nella sua terra dopo ben cinque anni, ritrovando la moglie Esther.

PRIMO A FINIRE, ULTIMO A MORIRE

benhur.pngIlderim riuscirà a portare l’odio di Ben Hur al circo nel teatro padre delle corse con le bighe al fine di colpire Messala nell’orgoglio, che avrebbe significato far diventare il giudeo l’orgoglio dei Romani.

La sete di vendetta di Ben Hur non conosce ostacoli e va contro la clemenza chiesta dalla moglie, che lo abbandonerà a seguito della sua scelta e della cattura di Gesù.

Al motto di primo a finire, ultimo a morire ci si prepara ad affrontare la dura battaglia al circo.

Otto concorrenti, un solo vincitore. Ammesso e concesso che finisca vivo la roulette russa della corsa con le bighe. E Ilderim spera che sia Ben Hur, per non dover imprecare dopo i soldi spesi (più altri bonus) per iscriverlo.

Dopo una corsa fraticida, Judah Ben Hur è il primo a finire, battendo il fratellastro-nemico Messala. In verità, l’unica vincitrice è la sete di violenza dei Giudei verso i Romani.

Ma sarà il sacrificio di Gesù di Nazareth (mostrata in un film per la tredecimillesima volta) a scuotere la coscienza di Judah Ben Hur, trasformando odio e rancore nutriti per il fratellastro Messala in amore e perdono.

Non sarà il solo cambiamento. Esther si riappacificherà con il marito Ben Hur, Messala farà altrettanto lasciandosi andare ad un fraterno abbraccio.

Dulcis in fundo la famiglia di Ben Hur si riunirà, ritornando ad essere ciò che era un tempo, senza distinzione tra romano e giudeo.

VALUTAZIONE

La storia del film, riproposizione di quello girato nel 1959, ma diretto oggi da Timur Bekmambetov, è abbastanza interessante.

Qualche passaggio al suo interno rischia di annoiare e di far perdere il filo, mentre la parte più emozionante è quella che riguarda la sfida all’interno del circo.

Non so se per il fatto di essere un ex atleta, i minuti della gara all’interno del circo mi hanno suscitato patos e adrenalina.

Il finale contiene un messaggio di amore e speranza, che di questi tempi sono quanto mai necessari.

Il mio giudizio finale è di 4 stelle su 5.

 

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