rio-2016

In punta di fioretto…e anche di più

Al risveglio ci piace essere dolci, delicati, poco rudi. Toccarla piano per non fare rumore al contatto, ma quanto basta per farlo sentire nel cuore dell’avversario ed in quello degli appassionati, con sensazioni differenti.
Daniele Garozzo ha mantenuto fede ad una doppia legge che vede l’Italia primeggiare nel fioretto e i cosiddetti “figli del Sud” far parlare di sé ad ogni occasione utile, meglio se durante un’Olimpiade, ancora di più se con qualcosa di importante che faccia scrivere e parlare soltanto in positivo.

Ed è bello vedere come in pochi minuti sia stata la componente maschile, punta nell’orgoglio dalle tante medaglie conquistate dal gentil sesso, a dare un segnale forte e chiaro, trovando la medaglia 201 con la scherma e la storica 200a con Fabio Basile nel judo. Il piemontese, che dà modo di scrivere di addominali, amore ed aforismi (riprendendo il titolo dell’articolo di Repubblica.it), non prima di mettere in bella mostra l’oro frutto di una sofferenza bella e godereccia, se questi sono i risultati finali.
Sfrontato davanti alle telecamere, fa scrivere di uno sport che non è solo kimono e di un ippon che non è quella parola con la N davanti, la cui tradizione fa capo a Giappone, ma che tradotta in una mossa ti mette ko. Con 100 punti e tanti saluti all’avversario.

Nella stessa disciplina del Sol Levante siamo stati meno fortunati con Odette Giuffrida, che porta a casa un argento pesante, che in questo spazio temporale dell’Olimpiade ha preso al volo quel treno, o meglio, quella bicicletta tinta di bronzo di Longo Borghini, che riscatta la delusione dell’Italia ciclistica versione maschile, che solo decine di ore prima aveva visto Nibali fratturarsi la clavicola e Aru lontano dal podio.
E che, visto che la compagnia è sempre ben desiderata, ha trovato lo spazio per accogliere Tania Cagnotto e Francesca Dallapè per portarle a Casa Italia, ancora profumate di cloro ma soprattutto di una gioia immensa d’argento scintillante, potente e quanto mai importante che infrange un tabù olimpico di cui le tuffatrici sembravano non uscirne più.

Dall’acqua azzurra alla cristallina acqua a stelle e strisce. Se la Ledecky è un mostro vivente su 4 distanze dello stile libero (dai 200 ai 1500 metri), Michael Phelps riscrive la storia del nuoto, come se già non avesse fatto abbastanza prima, prendendo il suo ORO OLIMPICO numero 19.
E se per lui la gioia scorre sul bordo vasca, le lacrime di Novak Djokovic si depositano sul cemento dopo il ko contro Del Potro, non facendo cadere – lui sì – il maledetto tabù che lo vede fallire nella manifestazione più importante. Ma, nel suo caso, da numero uno ci riproverà a Tokyo 2020. Si spera.

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