Gorgone sfida la Siberia

S.GORGONE_GINEVRA_2013_M0781Vi ricordate di Salvatore Gorgone, il maratoneta della categoria master M65, di cui scrissi in questo articolo non molto tempo fa prima della prova da disputare a Berlino?
Bene, è ora di dare qualche piccolo aggiornamento, anzi due. Il primo è che oggi domenica 7 agosto, il nostro caro maratoneta calabrese sarà impegnato in Siberia per la maratona di Omsk, nella parte asiatica della Russia (quasi al centro della nazione e vicino al confine con il nord del Kazakhstan), con la quale Salvatore taglia quota 160 maratone in carriera.
La seconda è che sempre oggi riceverà il Premio Eccellenze di Calabria per lo Sport, in collegamento telefonico alle 22.00 (ora italiana) con Buonvicino (CS), dove si svolge l’evento di premiazione, in occasione della decima edizione del Festival Seduzioni e Gusto.

E sapete cosa porta un uomo di 65 anni a mettersi in gioco in uno sport difficile mentalmente e fisicamente come la maratona?

“E’ il gusto della competizione, è sfidare il proprio corpo, combattendo per poter superare i momenti di stanchezza e di crisi trovando la forza di andare più forte, è la grande gioia che si prova all’arrivo, è la sensazione di aver fatto un’impresa, è la consapevolezza che gli anni passano, ma non si sentono, è come tornare indietro di 30 anni – spiega Salvatore –  Durante le gare ci si ritrova da soli con se stessi, senza alcun disturbo esterno, per cui si può pensare, ragionare, ripercorrere la propria vita, immaginare il futuro per ore e ore, anche 24 o 30 ore nelle ultra maratone, come non potrebbe mai accadere nella vita normale, scandita dalle cose quotidiane e dal ciclo veglia-sonno.
Magari ci si può rendere conto che nella vita ci si è lasciati travolgere dalle situazioni, dalle persone care, dagli amici e dai conoscenti, perdendo tanto tempo senza ricevere nulla in cambio. La corsa permette di riprendersi la propria vita, riavvolgendo la matassa, il mulinello, per recuperare almeno in parte la corda data ed il tempo perduto, fino a raggiungere il traguardo della gara e della vita, due aspetti che poeticamente si fondono al termine delle fatiche.
E sono anche le forti emozioni che si provano correndo in posti bellissimi e suggestivi: Gerusalemme, con la sua storia millenaria, Mosca, che avevo visitato da ragazzo, a 23 anni, nel 1973, quando la Russia era ancora denominata URSS, New York, Boston…”.

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